
Roma, dicembre 2020 — In occasione della mostra “Il Fondo orientale della Società Geografica Italiana, un patrimonio da conoscere, conservare e valorizzare” il restauro ha permesso di esporre un documento seicentesco ottomano e due volumi giapponesi di inzio Ottocento, che versavano in cattive condizioni di conservazione.
Il Vocabolario dell’idioma degli Ainu, indigeni dell’Isola di Hokkaido, e il Firmano ottomano sono un assaggio del vasto patrimonio custodito dalla Società Geografica Italiana in Palazzetto Mattei, testimonianze di culture lontane nel tempo e nello spazio, che ci restituiscono uno stile e un gusto tipici e rappresentativi dell’identità di un popolo e delle epoche passate.
Il Firmano è espressione dell’Impero ottomano e del suo sultano, con gli elementi decorativi in oro e pigmenti, la raffinata calligrafia araba, il supporto in carta vergata, forse importata da Occidente. I due volumi del Vocabolario degli Ainu, legati da un filo di seta che attraversa le coperte indaco e tutte le sottili carte ripiegate a tasca, sono esempi dell’arte libraria giapponese.
L’occasione di una mostra come quella del Fondo Orientale della Società Geografica Italiana incontra spesso il problema di dover affrontare il restauro di alcuni dei beni che si vogliono esporre. Infatti, l’esposizione può costituire uno stress per i manufatti, soprattutto se in stato di conservazione precario. In questi casi il restauro si impone, quindi, come un passo obbligato e permette di restituire a questi meravigliosi oggetti tutta la loro dignità e la loro funzionalità.

