Il libro tradizionale nell’Asia orientale

Napoli, maggio 2024 — Il 28 e 29 maggio 2024 l’Università di Napoli L’Orientale ha ospitato a Palazzo Corigliano un seminario dal titolo “Il libro tradizionale nell’Asia orientale premoderna”. Di seguito il programma.

il libro tradizionale nell'Asia orientale

Il seminario è stato organizzato da tre professori del Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo:

  • Prof. Antonio Manieri (iamatologo)
  • Prof. Kim Wi Seon (coreanista)
  • Prof. Emanuele Raini (sinologo)

Per la prima giornata del seminario siamo state invitate a partecipare io e la dott.ssa Federica Olivotto, bibliotecaria e sinologa. Insieme abbiamo tenuto due lezioni di approfondimento sulle materie prime e le strutture del libro tradizionale in Asia orientale.

Il secondo giorno ha visto la partecipazione di Akiyama Nobushige, maestro e artista, che ha fornito agli studenti una dimostrazione sul processo di fabbricazione della carta giapponese. Ha spiegato nelle sue varie fasi il lavoro meticoloso del cartaio, dalla raccolta dei fusti, alla bollitura e battitura delle fibre, fino alla formazione del foglio, prodotto di carta di alta qualità.

Il seminario si è concluso con una lezione sulla catalogazione tenuta dalla dott.ssa Stefania Castanò, seguita da una visita alla biblioteca di ateneo con la dott.ssa Antonella Muratgia per esplorare le collezioni rare e speciali.

Nuovi approcci al restauro dei libri tibetani

Copenhagen, aprile 2023 — Il 19, 20 e 21 aprile 2023 l’Università di Copenhagen ha ospitato il XIX Seminario sulla cura e la conservazione dei manoscritti. L’incontro ha visto la partecipazione di colleghi da tutto il mondo, restauratori, ricercatori e studenti, uniti dall’interesse comune per una materia ampia, quanto complessa. Il programma ha incluso interventi di studio codicologico, analisi diagnostiche, innovazioni nel campo della conservazione e del restauro.


In questa occasione, insieme alla Tibetologa dott.ssa Michela Clemente, Federica Delia ha potuto presentare una ricerca, alla quale si dedicano insieme da anni con passione.
La presentazione ha illustrato la ricerca di nuovi approcci al restauro dei libri tibetani. In particolare, il progetto è dedicato a due manoscritti frammentari del fondo Tucci Tibetano conservati presso la Biblioteca IsIAO. Il fondo è ospitato presso la Sala delle collezioni africane e orientali della Biblioteca nazionale centrale di Roma (BNCR). La sua gestione è affidata all’Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente (ISMEO).
Preziosa è la collaborazione del dott. Filippo Lunardo, ricercatore presso Sapienza Università di Roma ed esperto di storia dell’arte tibetana, per lo studio delle miniature. Il dott. Mauro Missori, fisico presso il Cnr e Sapienza Università di Roma coordina invece le analisi diagnostiche sui due manoscritti. La supervisione del progetto è a cura della dott.ssa Silvia Sotgiu, restauratrice responsabile dell’Ufficio tutela e conservazione della BNCR.
Federica e Michela hanno intrapreso la ricerca con lo scopo di identificare le materie prime impiegate. Successivamente, hanno selezionato alcune fibre himalayane specifiche e hanno iniziato una sperimentazione per la produzione di carta da impiegare nel restauro dei libri tibetani. La sperimentazione si sta svolgendo presso il laboratorio dell’Accademia di belle arti di Roma. Il lavoro di produzione manuale della carta coinvolge due specialisti di tecnologia della carta: la dott.ssa Elena Bordacconi e il dott. Giacomo Mafrici.

La nostra prima tirocinante

Roma, gennaio 2022 — A partire da questa settimana e fino all’inizio del mese di marzo siamo felici di ospitare in laboratorio Elena Gómez García, la nostra prima tirocinante.
Elena studia pittura in Spagna presso l’Università Politecnica di Valencia e sosterrà l’esame di laurea nei prossimi mesi. Nel 2022 ha svolto un semestre in Erasmus presso l’Accademia di belle arti di Roma. Qui ha seguito tra gli altri il corso di Restauro della carta con Federica Delia.

Attenta e curiosa, siamo certi che attraverso questa esperienza di tirocinio Elena potrà approfondire la conoscenza del settore della conservazione. Potrà fare pratica di restauro applicando le nozioni acquisite durante la formazione e ricevere un assaggio di quella che è la libera professione.

Buon lavoro, Elena, e benvenuta!

Il restauro dei libri tibetani

Praga, Luglio 2022 — Dopo due anni di pandemia finalmente si ricomincia a viaggiare. L’occasione è quella di presentare una recente ricerca di Federica Delia sulla carta himalayana e il restauro dei libri tibetani.
Dal 3 al 9 luglio 2022 l’International Association for Tibetan Studies sceglie la capitale della Repubblica Ceca per ospitare il suo XVI seminario. E’ l’incontro di centinaia di professionisti che operano ricerche intorno al Tibet e alla sua cultura millenaria. Un’intera settimana di dibattiti, conferenze ed eventi sociali sul tema.
Perciò, è tempo di tornare a Praga!

La decisione di partecipare al Seminario ha avuto lo scopo di presentare un’analisi sul restauro del libri tibetani effettuato da Federica in passato e in tempi più recenti in Occidente.
Per la sua ricerca Federica si è basata su casi studio dalla Collezione Tucci Tibetana che appartiene alla Biblioteca IsIAO. Durante il suo intervento ha fornito una panoramica sulla storia e l’evoluzione del restauro. Ha condiviso anche domande e riflessioni su metodi e materiali generalmente impiegati sui libri tibetani in formato pothi.
La sua presentazione è particolarmente incentrata sul bagaglio di conoscenza e la consapevolezza che un restauratore occidentale dovrebbe acquisire per poter operare con pieno rispetto su questi preziosi manufatti. Dove si pone il limite? Come possiamo trattare i libri tibetani senza correre il rischio di compromettere la loro storia o di commettere una violazione della loro sacralità?

Senza alcuna pretesa di essere esaustivo, Federica Delia spera che questo piccolo contributo possa dare avvio a un proficuo dibattito sull’argomento. A tal fine sarà felice di condividere idee ed esperienze con altri colleghi per migliorare la pratica del restauro.
Perciò, chiunque fosse coinvolto nel restauro dei libri tibetani e fosse interessato a unirsi alla discussione, può scrivere a federica.delia@rectoversolab.it.

Uno scorcio del castello dal Ponte Carlo.

Il Fondo Orientale della Società Geografica Italiana

fondo orientale società geografica

Roma, dicembre 2020 — In occasione della mostra “Il Fondo orientale della Società Geografica Italiana, un patrimonio da conoscere, conservare e valorizzare” il restauro ha permesso di esporre un documento seicentesco ottomano e due volumi giapponesi di inzio Ottocento, che versavano in cattive condizioni di conservazione.

Il Vocabolario dell’idioma degli Ainu, indigeni dell’Isola di Hokkaido, e il Firmano ottomano sono un assaggio del vasto patrimonio custodito dalla Società Geografica Italiana in Palazzetto Mattei, testimonianze di culture lontane nel tempo e nello spazio, che ci restituiscono uno stile e un gusto tipici e rappresentativi dell’identità di un popolo e delle epoche passate.

Il Vocabolario degli Ainu, indigeni dell’Isola di Ezo (attuale Hokkaido), 1804

Il Firmano è espressione dell’Impero ottomano e del suo sultano, con gli elementi decorativi in oro e pigmenti, la raffinata calligrafia araba, il supporto in carta vergata, forse importata da Occidente. I due volumi del Vocabolario degli Ainu, legati da un filo di seta che attraversa le coperte indaco e tutte le sottili carte ripiegate a tasca, sono esempi dell’arte libraria giapponese.

Il Firmano ottomano, anno dell’Egira 1039 (1629 d. C.)

L’occasione di una mostra come quella del Fondo Orientale della Società Geografica Italiana incontra spesso il problema di dover affrontare il restauro di alcuni dei beni che si vogliono esporre. Infatti, l’esposizione può costituire uno stress per i manufatti, soprattutto se in stato di conservazione precario. In questi casi il restauro si impone, quindi, come un passo obbligato e permette di restituire a questi meravigliosi oggetti tutta la loro dignità e la loro funzionalità.

Missione in Etiopia

Ethiopia
Priests show part of their collection of manuscripts.

Addis Abeba, febbraio 2019 — Poco prima dell’inizio della primavera, Federica Delia ha intrapreso una missione in Etiopia. Lo scopo della visita era valutare lo stato di conservazione di alcune importanti collezioni librarie e incontrare le persone responsabili della loro tutela e protezione.

Il viaggio è stato anche un’occasione per dialogare con le comunità locali sulla loro cultura, storia e artigianato tradizionale, nonché per condividere conoscenze e informazioni. Si è trattato di un’esperienza altamente costruttiva, che ha posto le basi per una futura e fruttuosa collaborazione.

Calligrafia araba con Amjed Rifaie

amjed rifaie

Roma, aprile 2018 — Il 21 aprile, presso la Società Geografica Italiana, in collaborazione con l’Ambasciata dell’Iraq a Roma, io e i miei colleghi abbiamo organizzato un workshop di una giornata sulla calligrafia araba con Amjed Rifaie. Originario di Tikrit, in Iraq, è un calligrafo che vive a Roma da quasi dieci anni.

Il workshop si è svolto nella tranquilla cornice della biblioteca storica della Società, ospitata in un edificio del XVI secolo nel cuore di Villa Celimontana, non lontano dal Colosseo.

Dodici partecipanti hanno preso parte al laboratorio di calligrafia araba con Amjed Rifaie, durante il quale hanno appreso la storia della calligrafia araba, i suoi diversi stili e le basi della tecnica.

Attraverso la dimostrazione dell’uso del qalam, Amjed ha spiegato come tracciare le lettere seguendo le regole di questa affascinante arte dalla tradizione secolare. La musica ha accompagnato la sessione, aiutando i partecipanti a concentrarsi e a mettersi alla prova in questa pratica complessa. Durante la pausa pranzo, è stato inoltre possibile degustare deliziosi piatti della cucina araba preparati dallo chef iracheno Waqar Younus.

Identificazione e conservazione delle stampe digitali

Tallinn, settembre 2017 — La Estonian Photographic Heritage Society (EPHS) e il Museo d’Arte dell’Estonia hanno organizzato il workshop Identification and Preservation of Digital Prints, tenutosi presso il Museo d’Arte Kumu e condotto da Martin Jürgens dal 27 al 29 settembre.

Il workshop ha offerto un’introduzione alla storia, ai materiali e alle tecniche della stampa digitale. Sono stati presentati ed esaminati al microscopio campioni realizzati con diverse tecniche di stampa; successivamente sono stati analizzati e discussi i processi di degrado, insieme all’illustrazione di strategie di conservazione per la corretta manipolazione, il montaggio e la conservazione dei materiali nel modo più idoneo possibile.

preservation of digital prints

Attraverso l’uso di ingrandimenti e di differenti tecniche di illuminazione, ho potuto esercitarmi nell’identificazione delle principali famiglie di stampe digitali, in particolare: l’elettrofotografia, l’esposizione digitale su materiali fotografici, i processi termici e la stampa inkjet.

Il workshop su Identification and Preservation of Digital Prints è stato anche un’importante occasione per incontrare colleghi impegnati nella conservazione della fotografia nei Paesi dell’Europa nord-orientale, come Estonia, Finlandia, Lettonia e Lituania, e per visitare la splendida città di Tallinn durante la Estonian Photographic Art Fair, che ha proposto un ricco programma di mostre e incontri nel quartiere di Telliskivi.

Il restauro dei Byobu

conservation of byobu

Berlino, luglio 2017 — La scorsa settimana sono tornata a Berlino. Dopo quasi tre anni, sono rientrata per partecipare al workshop sulla conservazione dei byōbu, i paraventi giapponesi, presso il Museum für Asiatische Kunst di Dahlem.

Ancora una volta ho avuto l’opportunità di incontrare i miei maestri giapponesi e colleghi provenienti da tutto il mondo. Durante la settimana ho approfondito lo studio di manufatti complessi come i byōbu e delle tecniche tradizionali impiegate per la loro costruzione e il loro restauro. È stata, ancora una volta, un’esperienza straordinaria e preziosa per la mia crescita professionale e personale.

Il workshop, della durata di cinque giorni, è rivolto a conservatori e restauratori che possiedono già una conoscenza avanzata delle tecniche giapponesi di conservazione e restauro. Per partecipare è richiesto aver frequentato in precedenza il corso “Basics of Japanese Paper and Silk Conservation” oppure workshop analoghi organizzati dal Tokyo National Research Institute for Cultural Properties, come il programma JPC.

I partecipanti apprendono le tecniche fondamentali del restauro della carta giapponese, la struttura dei paraventi giapponesi come i byōbu (paraventi pieghevoli) e i metodi di analisi dei danni attraverso attività pratiche svolte sotto la guida di specialisti giapponesi.

Nelle fotografie: momenti del workshop; scorci di vita a Berlino.

Il Museo di arte islamica del Qatar

museum of islamic art of qatar

Doha, luglio 2017 — Sono appena rientrata dal mio viaggio in Qatar, la mia seconda volta a Doha.

Dopo dieci anni, quest’estate ho visitato il Museo di Arte Islamica del Qatar, dove nel 2007 ho lavorato come restauratrice di materiali cartacei. È stata una delle esperienze più impegnative della mia vita e sicuramente la più arricchente per tutto ciò che ho imparato sul mondo.

All’epoca il museo era ancora in fase di costruzione ed era poco più di uno spazio vuoto. Oggi, invece, ho finalmente potuto vederlo aperto al pubblico.

Nelle immagini: la cupola del Museo di Arte Islamica del Qatar vista dall’interno; una veduta dello skyline della città dalla terrazza del museo; Federica Delia davanti all’ingresso del museo.